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Non è solo una questione di linguaggio!


TolleranzaNegli ultimi mesi, se non anni, tolleranza è una delle parole più spesso usate nei media, ma anche nei discorsi quotidiani. E sembra una gran bell’idea, ‘sta tolleranza, nevvero? Ma siamo sicuri di sapere di che cosa si tratti veramente? Secondo me “tolleranza” è una parola bruttissima. “Ti tollero” vuol dire “Sei diverso e non mi piace come sei… ma ti lascio in pace, visto che bisogna sopportarsi. Così non avrò problemi.” Così dietro alle parole “politicamente corrette” si nascondono molte emozioni negative e forti, e l’aspetto che rende diversi dal resto diventa la parola-chiave per la descrizione di una persona e si parla dei “negri”o “rumeni”. Ma allora come bisogna fare? La mia idea è molto semplice: bisogna cambiare linguaggio. Se invece di parlare di tolleranza cominciamo ad usare la parola accettazione, cambia tutto il discorso. Si sale su un livello più umano, iniziando a vedere le persone, e non i loro vantaggi o difetti. Dicendo “ti accetto” diciamo: “ti rispetto così come sei, anche se magari non sei uguale a me e anche se forse non capisco o non mi piace tutto quello che fai”. E così creiamo uno spazio per la coesistenza, per il dialogo, e forse, col tempo, anche per l’amicizia.

di Elphi

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Se fossi su un’isola deserta


Isola desertaSe mi trovassi su un’isola deserta probabilmente non saprei cosa fare. Sicuramente sarebbe un’isola bella, circondata dal mare e piena di alberi. Con certezza guarderei qui e là, però non vedrei nessuno neanche un animale.

La mattina andrei al mare per nuotare per scrivere con l’inchiostro di seppia. Farei anche un castello di sabbia. Di pomeriggio camminerei per l’isola, guardando gli alberi alti e bassi, i fiori colorati, finché non troverei una bellissima casetta. A quel punto suonerei il campanello della porta, ma nessuno aprirebbe. E cosi entrerei nell’abitazione. LA casetta sarebbe vuota ma ci sarebbe del cibo sulla tavola. Parlando tra me e me mi chiederei: “Perché non mangio il cibo dato che ho molta fame?”. Ma mentre starei per mangiare, improvvisamente sentirei qualcuno, che venendo dietro di me direbbe: “Ma che ci fai qui?”. Gli risponderei: “Ho suonato il campanello ma nessuno ha aperto la porta, quindi sono entrata”. Lui sicuramente sarebbe un bell’uomo, avrebbe un viso tondo, i capelli neri, gli occhi marroni e grandi. Lui mi chiederebbe come sia venuta in quel posto e io gli racconterei di essere lanciata da un aereo diretto in italia. Lui mi direbbe: “Mi spiace per il tuo racconto, ma puoi stare qui se vuoi Sono Cryl e tu?”. Io gli risponderei dicendo che sono Carolin.

I giorni passerebbero sull’isola ed imparerei nuove cose; caccerei gli uccelli, suonerei il violino… ma soprattutto scoprirei che godersi la vita dipende dalle nuove cose che impariamo, e non dalle persone.

di Sarah

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Pulitzer 2012


Il Premio Pulitzer 2012, vinto da Massoud Hossaini, che ha colto l’attimo successivo a un attacco suicida a Kabul, ci ha ricordato la drammaticità delle aree del mondo in cui i problemi sono ben altri rispetto ai nostri.

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Katedra – La cattedrale


CattedraleKatedra è un cortometraggio animato realizzato da un regista polacco, Tomasz Bagiński, nel 2002. Il filmato è basato sull’omonimo racconto di Jacek Dukaj e mostra l’arrivo di un pellegrino in una cattedrale ai confini del mondo conosciuto, l’uomo vorrebbe trovare risposte ma al loro postro trova la serenità. La musica è di Adam Rosiak.

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U.S.


Qualche volta spariscono perché vengono cancellate da incauti proprietari. Ma a Milano esistono ancora, in diversi luoghi (con una concentrazione particolare in un quartiere della zona est della città), le scritte “US”, affiancate da grandi frecce. Si tratta di indicazioni risalenti alla II Guerra Mondiale e stanno a indicare la presenza della “uscita di sicurezza” di un rifugio antiaereo. Era infatti un modo per segnalare ai cittadini che si apprestavano ad abbandonare la macchina o la bicicletta per correre in un rifugio di non parcheggiare lì davanti, ostruendo il passaggio di eventuali persone in fuga da un rifugio colpito, ma anche un modo per avvisare i soccorritori di controllare proprio lì, in caso di distruzione dell’edificio.

di Snorri

US Milano

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Leggende di Buenos Aires – I


Metropolinata - Buenos AiresUna delle prime metropolitane del mondo (e la prima in Sudamerica) è quella di Buenos Aires. Costruita nel 1913, la rete “A” della metropolitana “porteña” percorreva allora poco più di 2 chilometri, allungata ormai di 3 chilometri e mezzo in più. Comunque sia, la metropolitana di Buenos Aires ha visto nascere nei suoi confini leggende urbane, metropolitane appunto, originate probabilmente dalla sua antichità.

Una delle più famose leggende riguarda il tratto tra le stazioni “Pasco” e “Alberti”. Si dice che coloro che guardano con attenzione, nel preciso momento in cui si spengono le luci del convoglio e tutto resta all’oscuro, riescono a osservare, attraverso i finestrini, una figuraccia bianca che piange. Si dice che quella appartenga a una giovane, la quale, obbligata da suo padre a sposarsi con un uomo che non amava, preferì togliersi la vita. Tra l’altro, si dice che la giovane si sposò, e con l’uomo che lei amava; però morto presto suo marito, decise di buttarsi sotto le ruote della metropolitana e raggiungere il suo amato nell’aldilà.

di Marcelo Quintana

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Alcool zero


BirraDa tempo si parla di modifiche alle norme che regolano il consumo di alcool per le persone che guidano. Il tasso consentito è confuso e la tabella esplicativa molto complicata. Benchè debba essere esposta in ogni esercizio in cui vengono vendute bevande alcooliche quasi nessuno ci fa caso più di tanto. Questa poi dovrebbe aiutare a calcolare quanto si può bere in base al peso, all’altezza, all’età, alla quantità di cibo ingerito e al tempo. Dopo che ci si è resi conto che gli incidenti causati da persone non tanto lucide non hanno avuto una diminuzione significativa, si sostiene di abbassare ulteriormente il tasso alcoolico consentito.
Ma vista la difficoltà ad interpretare non sarebbe meglio porre il limite a zero? Dire che un bicchierino di birra non crea danni, a pancia piena e in sovrappeso,  non genera interpretazioni che non ci dovrebbero essere?
Il messaggio deve essere chiaro: o bevi o guidi. Chi esce deve organizzarsi, magari con una persona che berrà per una sera bevande analcooliche, oppure con i mezzi pubblici, con taxi, o facendosi venire a prendere. E per i furbi pene più severe. Anzichè puntare su confusione e tolleranza si dovrebbe passare a chiarezza e rigore. Bisogna tutelare chi guida poi chi beve.

di Rugantino

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Hamelin graffiti. Writers e degrado


le parole dei profeti sono scritte sui muri delle metropolitane e sui muri delle case popolari

CHamelinome cantavano Simon & Garfunkel spesso i muri delle città sono spazi  presi per una  manifestazione sociale, innanzitutto, culturale e  artistica a volte.  In alcune zone i graffiti e i tag servono veramente a riqualificare delle zone popolari dove è presente prima di tutto un degrado umano, servono a tastare il polso della società che sicuramente dà più messaggi sui muri che sui blog, ma servono anche a comprendere il livello di civiltà e di creatività di un agglomerato urbano.
I graffiti non hanno nulla a che vedere con l’immondizia nelle strade e troppo spesso vengono associate le due cose. Ovviamente il discorso cambia con il deturpamento di monumenti o palazzi storici, ma anche quello è un segnale alla società, un segno di ignoranza che ha a che vedere più con l’educazione che con il controllo delle strade.
Bisognerebbe coinvolgere writers e graffitari nel recupero urbano, magari adibendo spazi e cercando anche di permettere una cultura positiva dei graffiti. Senza prendere esempio da Tokyo e Pechino.
Su un muro una volta c’era scritto: muri puliti, menti oppresse. E’ vero.

L’immagine è ricavata da questo sito.

di Rugantino

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Paperman – L’uomo di carta


PapermanDiretto da John Kahrs, questo cortometraggio di animazione unisce il disegno a mano con le più elaborate tecniche computerizzate. La storia è semplice e lo stile è minimalista e adotta un elegante bianco e nero. Questo cortometraggio è stato realizzato negli studios della Walt Disney ed è candidato agli Oscar.

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I sondaggi non votano


I sondaggi non votano, è la gente che vota.

SondaggiQuesto lo disse Hillary Clinton nel 2000. Si può realizzare un sondaggio su qualsiasi cosa, eppure rimarrà sempre qualcosa fuori. E se è difficile sapere cosa accade nel Paese con i sondaggi, è ancor più arduo cercare di governare con questi.
Un premier che segue costantemente questo responso di sibille moderne, in realtà, si trova a fronteggiare dei risultati che vengono dai moti delle persone, dalle emozioni del momento e non da quel che è meglio per il Paese.
Questa è la distinzione che intercorre tra populismo e buon governo.
E se non si può governare una nazione normale con i sondaggi, tantomeno l’Italia di oggi che, secondo i media, vive costantemente in emergenze che poi scompaiono. Emblematico è il caso degli stupri, nient’affatto diminuiti così come non erano aumentati.
Nessuno chiede un salvatore che ci indichi la retta via, ma un governo deve prendersi le sue responsabilità e non dire che questo lo vuole la gente ma che questo crede che sia giusto che venga fatto, essendo stato eletto per questo.
E se non si riterrà così giusto alle prossime elezioni se ne andrà a casa.

di Rugantino

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              • L’uomo è socialmente cattivo, un cattivo soggetto. E quando trova una tortora, qualcuno che parla troppo piano, qualcuno che piange, gli butta addosso le proprie colpe, e, così, nascono i pazzi. Perchè la pazzia, amici miei, non esiste. Esiste soltanto nei riflessi onirici del sonno e in quel terrore che abbiamo tutti, inveterato, di perdere la nostra ragione.

                Alda Merini

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                  • Se le navi vanno generalmente meglio degli Stati, ciò accade per la sola ragione che in esse ognuno accetta la parte che gli compete, mentre negli Stati meno se ne sa, generalmente, più s'ha la smania di comandare.

                    Massimo D'Azeglio

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