L’itagliano che passa
Premettendo che ognuno nel suo spazio è libero di scrivere quel che vuole e come vuole (così come sto lo facendo io ora).
Io posso capire che negli sms possa venir utilizzato un linguaggio ridotto ai minimi termini, visti i limiti di spazio, ma perché anche nei blog? Qui lo spazio non si paga, e non è più fico scrivere come analfabeti, specialmente per scrivere di pseudo-riflessioni (molto poco) filosofiche.
La “k” ormai sta cancellando il “ch” (cakkio!) e a volte addirittura anche la “c” dura (kavolo!).
L’”h” del verbo avere a volte è assente ingiustificata e ci sono casi in cui anche l’accento della terza persona singolare presente del verbo essere lo si deve cercare con il metal-detector.
Passiamo al “ne” e al “nè“, qui anche quelli che prima resistevano alla “k” e all’”h” vanno a cadere. In questo è giusto ricordare che non si scrive “c’è nè” (che non vuol dire nulla) ma “ce n’è“!
Poi, “un altro” non ha l’apostrofo “un’altra” sì.
Passare da linguaggi formali ad informali e viceversa non può passare come ricorso alla variatio latina. E mentre utilizzare termini informali in uno scritto formale è un errore, utilizzare termini e espressioni formali in scritti informali è ridicolo. Salvo i casi in cui si sottolinea il termine (sottolineare non in senso fisico, meglio specificare) e si mostra che si è coscienti dello scarto rispetto alla norma.
E’ vero che termini aulici o ricercati fanno un bell’effetto, ma è anche vero che fanno un bell’effetto se sono usati bene. Ma se non si è abituati è meglio rinunciare. Per non incorrere nell’errore di cui sopra.
L’italiano tra i modi verbali ha anche il congiuntivo.
“Se lo sapevo te lo dicevo” non è italiano il “se + imperfetto” è un francesismo, ma è anche un chiaro sintomo di problemi linguistici.
“Se lo saprei te lo direi” non è neanche un francesismo e usato abitualmente mostra solo ignoranza linguistica (anche nel caso in cui siate la De Filippi).
“x” al posto di “per” là dove non si va di fretta porta ad errori imbarazzanti (c’è chi credeva che Bixio si chiamasse Biperio).
In generale le abbreviazioni possono andare bene per scrivere appunti o sms ma non per post e commenti, se andate di fretta, se proprio non temete di perdere l’ispirazione o di lasciare il mondo privo di qualche parola fondamentale per qualche minuto, scrivete quando avete tempo.
Le virgole spesso o sono assenti (il punto e virgola è in vacanza da una vita) oppure spuntano come funghi anche là dove non dovrebbero.
E’ sbagliato dire “io con lui siamo andati“, si dice “io e lui siamo andati” o “io con lui sono andato” perché “con” in questo caso introduce il complemento di compagnia.
Venendo alle parole è bene ricordare che si scrive: accelerare e non accellerare, aeroporto e non aereoporto, collutorio e non colluttorio, scienza e non scenza, coscienza e non coscenza, conoscenza e non conoscienza, sufficiente e non sufficente, ingegnere e non ingegniere, eccezionale e non eccezzionale, un vigilante e non un vigilantes, un murale e non un murales, le specie e non le speci, gratis e non a gratis.
Frasi dove si utilizza 500 volte la parola “cazzo” non mostrano un carattere forte, così come utilizzare “scopare” dopo aver scritto un testo in un linguaggio pseudo-elevato non mostra un anticonformismo nello scrivere.
Detto questo ci sarebbero altri errori da sottolineare. Ma qui mi fermo.
L’italiano è una lingua meravigliosa, elegante e con una storia immensa; non è la lingua del “tu avere io dare” come è la lingua inglese.
Si può essere divertenti, far riflettere e discutere anche senza martirizzare la lingua; e alcuni blogger ne sono la conferma.
E se si fa fatica non importa, conta l’impegno. Cazzo.
pubblicato il 16 febbraio 2008 | Commenta





