Il rischio dissoluzione
La scelta di Franceschini non è poi del tutto insensata: se c’è qualcuno che può salvare il PD dalla dissoluzione è proprio uno della sua cultura politica. Premesso che il neosegretario è radicalmente più a sinistra di Veltroni, nella diatriba tra i due ex diessini emergevano due visioni opposte di partito. Quella diretta discendente del PCI, monocratica e centralista, di cui è diretta espressione D’Alema (o Bersani); e quella confusionaria in cui per non scontentare nessuno va bene tutto, di cui è capofila Veltroni. C’era poi un partito che aveva al suo interno una pluralità di voci e culture, di progetti e idee e che, malgrado ciò, restava unito. Lo era perché tutti erano liberi di dire quel che volevano, ma alla fine si riusciva quasi sempre a trovare una sintesi. Era la DC, e un segretario che abbia attinto a quella cultura può fare del bene al PD.
pubblicato il 23 febbraio 2009 | Commenta
Intolleranze
Non tutto si può dire in nome della libertà di parola, se questa è portarice di intolleranza e odio e produce gravi conseguenze: è forse questo ciò che faticano a comprendere quanti fanno della libertà di parola un feticcio da agitare animosamente.
La trasmissione televisiva israeliana che ha insultato le figure di Maria di Nazareth e Gesù va sanzionata non tanto per questioni di reciprocità poco praticabili (è facile pensare che non sarebbe tollerata una trasmissione antisemita in Italia o in Europa, ma il rispetto dell’altro prescinde dal comportamento reciproco), ma perché nasce da considerazioni erronee: far figurare gli insulti al cristianesimo come conseguenza del caso Williamson (che ha espresso posizioni esterne ed estranee alla Chiesa) mette due fatti completamente diversi sullo stesso piano, facendo peraltro coincidere le farneticazioni di Williamson con Gesù Cristo. E’ come se a fronte delle intolleranze anticristiane in alcuni paesi arabi, la Chiesa rispondesse insultando il profeta Muhammad.
E poi perché si inseriscono in un contesto particolarmente teso, in una società che, a fronte di una larga maggioranza democratica, ha espresso forme sanguinose di intolleranza religiosa. La società israeliana ha prodotto, non dimentichiamolo, persone come Baruch Goldtein e Ygal Amir, che non hanno esitato a impugnare le armi nel nome di una presunta ispirazione religiosa (entrambi peraltro sono oggi considerati degli eroi da alcune fazioni estremiste), o gruppi fanatici come il Kach e organizzazioni simili. Anche per questo chi ha responsabilità pubbliche dovrebbe esercitare la libertà di parola con intelligenza e rispetto.
pubblicato il 21 febbraio 2009 | Commenta
Dalemiani e Bersani ridicoli
La serietà di Bersani e dei dalemiani: dopo avere annunciato la candidatura alla segreteria per sostituire Veltroni, quando questi presenta le dimissioni gli chiedono di restare. Ma non volevano sostituirlo? Non avevano anche reso pubblica questa loro intenzione?
In realtà vogliono che prosegua il logoramento ed esigono giungere alla segreteria con l’aura salvatrice di chi prende in mano un partito distrutto dalle europee. Ma è serietà questa? Se davvero pensano di essere più bravi, perché non provano a salvare il partito adesso?
pubblicato il 17 febbraio 2009 | Commenta
Sondaggi fasulli
Ancora una volta il centrosinistra ha adottato la stessa strategia: accusare Berlusconi di diffondere sondaggi falsi per accreditare una vittoria inesistente o appena accennata. E’ successo nel 2008 alle politiche e alle regionali del Friuli e dell’Abruzzo, così come nel 2009 in Sardegna. Anche nel 2006 i sondaggi di sostanziale parità diffusi da Berlusconi erano più veritieri di quelli che assegnavano una travolgente vittoria dell’Unione.
Bisogna capire se si tratta soltanto di grossolani errori dei dirigenti del PD e dei loro sondaggisti. Perché il rischio (voluto o no) è che si creino nei militanti del PD aspettative fuori dalla realtà, ma anche l’idea che qualcuno trami nell’ombra per sconvolgere nelle urne la volontà popolare espressa nei sondaggi.
PS: interviste come quella dell’Unità a Marcello Fois spiegano più di mille sociologismi perché la sinistra perde.
pubblicato il 17 febbraio 2009 | Commenta
Rischi israeliani
Chi si preoccupa per il risultato elettorale israeliano fa bene. La rimonta di Tzipi Livni è il segnale che gli israeliani non hanno perduto la speranza in un futuro che apra la possibilità a soluzioni di pace, ma non è sufficiente per garantire un governo moderato. Il Netanyahu del 2009 è molto più estremista e intollerante del Netanyahu del 1996. Non solo perché si accompagna oggi a potenziali alleati pericolosamente estremisti a loro volta (Lieberman vuole una politica di discriminazione verso 1,5 mln di israeliani solo perché sono di origine araba: non ditelo a Famiglia Cristiana…). Ma anche perché nel suo stesso partito del Likud manca l’ala “moderata”, un tempo del Likud, che oggi è gruppo dirigente di Kadima. Ora, o la Livni accetta di fare una coalizione con qualcuno dei partiti estremisti, con pesanti ripercussioni sul futuro del governo, oppure dovrà lasciare la via libera all’accoppiata Netanyahu-Lieberman. Con buona pace di Abu Mazen e di quell’ala del gruppo dirigente palestinese di buona volontà disposta a dialogare.
pubblicato il 11 febbraio 2009 | Commenta





