L’Italia e la croce


Che addirittura dovesse intervenire la Corte europea dei diritti umani sembra decisamente eccessivo. E’ difficile comprendere come un simbolo come la croce portata da Cristo, segno di rinascita, dell’amore che supera la morte e soprattutto del legame stretto e indissolubile della cultura italiana con la cultura cristiana, bene, è difficile comprendere come tale simbolo arrivi a limitare la libertà religiosa di chi non è cristiano.
Fino a quando possiamo negare la tradizione cristiana senza correre il rischio di corrodere la nostra?
Il padre della lingua italiana, Dante, non ha certo descritto una scampagnata al faro. Lo stesso vale per tutta l’arte italiana. Per non parlare delle edicole negli angoli delle città, anch’essi pubblici. Andrebbero rimosse anche quelle?
E’ palese che si tratti di una motivazione ideologica. La libertà non viene dalla negazione, non sei più libero tu se io nego quel che sono. E mostrare le proprie radici non vuol dire imporre una religione: non è certo lo scopo dei crocefissi in classe e sicuramente non ne è l’effetto.
E soprattutto, era necessario l’intervento della Corte europea dei diritti umani?

Questo articolo è stato scritto il 5 novembre 2009 alle 02:15

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          • L’uomo è socialmente cattivo, un cattivo soggetto. E quando trova una tortora, qualcuno che parla troppo piano, qualcuno che piange, gli butta addosso le proprie colpe, e, così, nascono i pazzi. Perchè la pazzia, amici miei, non esiste. Esiste soltanto nei riflessi onirici del sonno e in quel terrore che abbiamo tutti, inveterato, di perdere la nostra ragione.

            Alda Merini

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              • Se le navi vanno generalmente meglio degli Stati, ciò accade per la sola ragione che in esse ognuno accetta la parte che gli compete, mentre negli Stati meno se ne sa, generalmente, più s'ha la smania di comandare.

                Massimo D'Azeglio

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